6 Responses to Giorgio Blandino

  1. Claudio ha detto:

    Ciao Silvia,
    Conobbi il professor Blandino circa vent’anni fa, seguendo le lezioni per due suoi esami (Dinamica e Sociale) a Torino. Era un personaggio, e gli aneddoti che mi vengono in mente non possono essere sufficienti a descrivere le doti e le capacità di questo docente, ma te li racconterò comunque.

    Aula magna di Palazzo Nuovo (sede di Magistero a Torino) gremita di studenti per la lezione mattutina di Psicologia Dinamica del professor Blandino. Passa il quarto d’ora accademico, e Blandino non c’e’. Altri cinque,dieci minuti, e non arriva. Poi eccolo, sorride alla sua audience tra l’imbarazzato e il birichino, quindi scende la scalinata che corre di fianco alla platea, diretto verso il palco con scrivania. Raggiuntolo, continua a camminare, esce dalla porta dietro al palco, la chiude. Gli studenti si guardano, non sanno cosa sta succedendo. La porta dietro il palco si riapre, Blandino mette dentro la testa, scoppiamo tutti a ridere. La lezione inizia.

    Altra lezione, questa volta in un piccolo cinema vicino a Palazzo Nuovo (non quello in via Po utilizzato da tanti altri professori). Blandino e’ sul palco, forse la lezione sta per finire, o forse lui ha semplicemente chiesto se ci sono domande. Una studentessa chiede “Professore, ci parli del turpiloquio in Freud”. Lui riflette per un secondo, poi si alza dietro la scrivania, guarda a destra e a sinistra con fare circospetto, come ci fossero spie nascoste nel cinema, quindi dice solo una parola, con energia. “C*zzo!”. Si siede, il pubblico e’ piegato in due. Eravamo il suo pubblico, non solo i suoi studenti.

    Altra lezione nello stesso cinema. Blandino chiede agli studenti per quale motivo hanno deciso di voler diventare psicologi. Una sventurata studentessa risponde che lo fa per “aiutare gli altri”. Blandino la guarda, e le dice che sta sbagliando mestiere, e che avra’ piu’ soddisfazioni diventando infermiera o suora. Poi spiega (sintetizzo) che la scelta di diventare psicologo e’ indice di scarsa salute mentale. Infine conclude con quella che a me parse la perla della lezione: dice che uno puo’ essere uno psicologo anche se e’ matto come un cavallo, purche’ ne sia consapevole (e si tenga sotto controllo).

    Ricordo che passai due esami con lui, nonostante un terribile mini-trattato che scrissi sulla relazione tra il concetto di holding e la funzione osservativa (to behold), che si concludeva con un’analogia tra la professione di analista e quella di attore.

    Infine, ricordo una gita in moto sulla collina di Torino, tra il Colle della Maddalena e Pecetto. Giornata primaverile, un sabato pieno di sole, un paio d’anni dopo gli aneddoti appena narrati. Stavo “piegando” molto, in una serie di curve lente, quando dalla direzione opposta arriva una cabriolet, credo una Saab. Alla guida c’e’ Giorgio Blandino, non in funzione di professore, ma di tizio che, come me, sta godendosi una bella strada. Ci incrociamo, lui sta sorridendo. Forse aveva trovato, nello stesso posto in cui lo stavo trovando io, un mini-Nirvana che lo rasserenava.

    Scusa se ti ho tediato, evidentemente avevo voglia di ricordare questi aneddoti.

    • Ciao Claudio e mille grazie per questo tuo ricordo così vivace e brillante. Bella quella del “se fai lo psicologo hai qualche problema”! Mi capitò qualcosa di simile quando, anni e anni fa, ebbi modo di parlare con l’oramai defunto Glauco Carloni. Io giovanissima alle prime armi e lui anziano e scafato. Mi chiese papale papale: e lei mi dica, per affrontare quale problema ha deciso di fare questo mestiere? Io, un po’ sconcertata: ma per nessun problema! E lui, che probabilmente non aspettava altro: ah, certo, lei è il primo psicologo al mondo che non ha problemi!
      Chapeau.

  2. mstassinari ha detto:

    Ho avuto anch’io la fortuna di avere Blandino come professore ed e’ forse una delle persone che di piu’ ha influito sul mio modo di vedere le cose. Ancora adesso, a distanza di quasi dieci anni mi vengono in mente dei suoi commenti quando mi ritrovo a pensare sui casi della vita. Uno degli aneddoti piu’ divertenti e’ di quando, durante una delle sue lezioni all’universita’, dopo un buon quarto d’ora che stava spiegando, si accorse che il microfono non funzionava: “Scusate, ma io fino adesso ho parlato e non si sentiva nulla?” E noi timidamente gli facciamo segno di si, allora lui sbotta: “Ma che deficiente!” Risate sonore in aula.

    • Resto colpita dal tenore dei commenti di chi lo ha conosciuto: tutti concordano nel definirlo una persona non solo competente ma anche umanamente piacevolissima. E ogni volta ciò conferma la mia opinione: è stato una persona che avrei davvero voluto conoscere, un giorno o l’altro, e che rimpiango di non aver potuto incontrare.

  3. beatrice ha detto:

    Ho sostenuto l’esame di psicologia dinamica con il prof. Blandino, a Torino, circa vent’anni fa. Lavorando a Milano, non avevo la fortuna di seguire le sue lezioni ma lo studio su uno dei suoi libri “Le capacità relazionali”, mi aveva già dato l’idea della persona piena che era. Durante l’esame orale, si era molto inquietato con una studentessa che, secondo lui, non meritava di passare ma che si rifiutava di andare via. Così, la indirizzò a uno dei suoi assistenti il quale, con sua sorpresa, la ritenne preparata. Io, chiamata mentre si svolgeva l’interrogazione di quella studentessa da parte dell’assistente, mi trovai in una situazione difficile perchè, mentre parlavo, lui tendeva l’orecchio per ascoltare ciò che succedeva a fianco e a un certo punto sbottai “così perdo il filo”. Lui mi guardò e mi disse “no, non lo perde il filo, piuttosto io non capisco perchè ho preso tanto male la reazione della signorina (l’altra) e ciò mi inquieta”. In sostanza lui, grande docente, oltre che interrogare gli studenti, non smetteva mai di interrogare se stesso. Pregio raro.

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