(Psico-bufale) L’inesistente “test dello scarabocchio”, altro esempio di finto test psicologico. Non cascateci

7 febbraio 2022

 

Ecco un altro esempio di pseudo-test psicologico: in questo caso, secondo chi scrive, lo scarabocchio che scegli fra un elenco di quattro possibili dovrebbe rivelare “ciò che nascondi al mondo” (non cito volutamente la pagina da cui l’ho tratto perché è tutta pseudo-psicologia, dalla prima all’ultima riga):

 

Bello fra l’altro quell’accenno al “nascondere” le cose, forse un tributo alla psico-bufala per cui lo psicologo ti mette al muro costringendoti a vuotare il sacco:

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(Psico-bufale) “Il primo animale che vedi rivela il tuo carattere”: e te lo spacciano come “test psicologico”

3 febbraio 2022

   Lo so come andrà a finire: prima o poi aprirò una sezione del blog dedicata ai test farlocchi. Eccone qua un altro: l’ennesimo finto test psicologico, dalla natura indeterminata e dagli autori sconosciuti. Non metto il link, non mi sembra opportuno portare traffico a una pagina che fa solo disinformazione, ma ne copio e incollo alcuni stralci per dimostrarvi come NON si fa a parlare di test psicologici.

Qui sopra vedete il titolo dell’articolo “incriminato”, mentre qui sotto vedete in cosa consiste il sedicente test:

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Un test oculistico spacciato come test di personalità: ebbene sì, in rete c’è anche di questo

17 dicembre 2021
Attenzione: questo NON è un test di personalità!

  Di finti test di personalità ne girano a pacchi su Internet e ormai pensavo di non stupirmi più di nulla. Ma questo che vi segnalo oggi è un caso particolare perché questo test esiste, sì, ma è un test oculistico.

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Il test che vanta il maggior numero di imitazioni

19 marzo 2021

Sul test di Rorschach, anche noto colloquialmente come “test delle macchie”, in rete girano talmente tante versioni farlocche che è diventato un po’ come dice il celebre claim della “Settimana Enigmistica”: è quello che vanta il maggior numero di imitazioni.

Per chi non ne avesse mai sentito parlare: avete presente quando nei film lo psicologo di turno sottopone al paziente una tavola con delle macchie e gli chiede di dirgli cosa vede? Ecco, quella scena si rifà al Rorschach. E non spiego oltre perché non posso spoilerare troppo, altrimenti chi vuole farne uno vero si rovina l’esito.

Oh, da un lato questa moda del Rorschach mi fa pure piacere perché vuol dire che evidentemente è un argomento che affascina. Ma dall’altro mi preoccupo: di sicuro ci sarà un sacco di gente convinta che bastino due schizzi di inchiostro e due righe su Internet per capire la personalità, quando un Rorschach vero non ha nulla a che vedere con la maggior parte di ciò che gira in rete. Per cui, per l’ennesima volta, eccomi qui a fare le opportune correzioni.

L’ultima versione farlocca di Rorschach che mi è capitata sotto mano è questa qua, fresca di oggi:

Ora. Faccio Rorschach da prima di laurearmi, visto che gli ho pure dedicato la mia tesi (e mi sono laureata nel 1989, i conti fateli voi). Perciò vi prego, vi imploro, credetemi: di questo screenshot l’unica cosa vera è che non esistono risposte giuste o sbagliate. Tutto il resto è fuffa, inclusa la macchia raffigurata (e per fortuna, dato che vedere il materiale vero inficia i risultati). Io non so da dove l’autrice del pezzo abbia tratto i contenuti che ha scritto e l’immagine che ha caricato, ma vi assicuro che non c’entrano assolutamente nulla con il Rorschach. Leggi il seguito di questo post »


No, in psicologia non esiste nessun “Blue Monday”

20 gennaio 2020

Puntuale come ogni anno: anche nel 2020 arriva la solita psico-bufala del cosiddetto “Blue Monday”, che secondo la vulgata sarebbe definito dalla psicologia il giorno più triste dell’anno.

Ecco una piccola rassegna di quel che si legge oggi su Internet (clicca per ingrandire):

 

 

Ripeto quel che scrissi un anno fa su questo blog: non esiste nessuna teoria psicologica del “Blue Monday”. E’ una pura e semplice trovata di marketing a opera di un canale tv inglese, che si inventò questo concetto cercando qualche psicologo che fosse disposto a, come si suol dire, metterci la faccia. Il Cliff Arnall citato negli articoli, per l’appunto, fu questo psicologo. Che esiste davvero, ma che non ha assolutamente inventato quella che è a tutti gli effetti una psico-bufala.

C’è speranza, comunque. L’Huffington Post non ci è cascato e spiega molto bene da dove sia nata tutta la faccenda:

Appuntamento al “Blue Monday” 2021? Chissà.

 

 

 

 

 


Sei ipocondriaco?

20 ottobre 2019

L’ipocondria è la ossessiva e irrazionale convinzione di avere qualche malattia.

Era da tempo che volevo commentare questo articolo (che suppongo sia la traduzione di un articolo francese): nelle intenzioni dell’autore dovrebbe aiutarci a capire se ne siamo affetti. Ma, ahimé, più che semplificare le cose le complica perché contiene parecchie inesattezze.

Vediamo quali.

Partiamo dall’inizio. Il titolo dice: “Ipocondria e ansia, i 5 segni che le rivelano in uno studio francese”. E subito dopo (clicca per ingrandire):

Ecco subito una prima imprecisione: l’articolo parla di ipocondria e ansia senza chiarire la differenza, quasi come se fossero sinonimi; ma ipocondria e ansia non sono la stessa cosa. L’ipocondria è solo una delle possibili forme di ansia, ma non è l’unica: si può infatti soffrire di ansia senza per questo essere ipocondriaci.

Purtroppo così non si capisce se quel che andremo a leggere serva a riconoscere l’ipocondria o l’ansia (o entrambe le cose).

Qualunque sia l’obiettivo, comunque, ci vien detto che dobbiamo andare alla ricerca di 5 segnali. Quali sono? Leggi il seguito di questo post »


Psico-bufale pericolose: “Chi dice di volersi uccidere vuol solo attirare l’attenzione, altrimenti non lo direbbe”

7 luglio 2019

Pochi giorni fa una persona si è arrampicata sulla torre Eiffel e ha minacciato di lanciarsi nel vuoto. Fortunatamente la storia si è conclusa bene e non è successo nulla.

Su Dagospia (link a questo indirizzo) qualcuno ha commentato l’accaduto così:

Chi vuole suicidarsi davvero non lo dice: attenzione, psico-bufala pericolosa!

 

State attenti perché questa è una psico-bufala: che un “vero” suicida tenga nascoste le sue intenzioni per non essere fermato è FALSO. Penso sia importante fare un po’ di chiarezza perché questa psico-bufala non è innocua: qui parliamo di argomenti delicatissimi, chi ci casca rischia di prendere cantonate che possono rivelarsi anche pericolose. Leggi il seguito di questo post »


“Gli psicanalisti cercano di convincerti a tutti i costi che hai avuto dei traumi”: è vero?

31 Maggio 2019

Letto su Repubblica di oggi, versione online (link alla pagina web qui):

 

 

Sicuramente Gabriele Romagnoli ha scritto queste righe con l’intento di fare una battuta. Ma temo che non tutti ne coglierebbero l’ironia e che molti prenderebbero queste frasi alla lettera. Anche perché, come amo sostenere, nessuno è tenuto a sapere come funziona il mio lavoro a meno che non sia un mio collega.

Così, dato che la mia formazione è esattamente quella su cui Romagnoli fa la battuta, ovvero psicoanalitica, mi sento un po’ chiamata in causa e avverto il bisogno di chiarire le cose.

E’ veramente così che lavora uno psicanalista? E’ uno psicanalista davvero uno che ti “induce” a “cercare il trauma”? Uno che ti “convince” di avere avuto “una vita traumatica e infelice”? La risposta, che a me viene scontata ma che forse ad altri non appare tanto banale, è “no” su tutta la linea. Non si pretende a tutti i costi che ci sia un trauma se un trauma non c’è stato, né tantomeno si cerca di convincere un paziente su cose di cui non ci sono prove.

Ma posso capire da dove venga questa battuta sul trauma a cui gli psicoanalisti sarebbero così affezionati. Ci sono almeno un paio di ragioni. Leggi il seguito di questo post »


Ancora sull’ambiguità del concetto “basta volerlo” (featuring Carrie Bradshaw)

16 aprile 2019

Sull’idea che risolvere i propri problemi psicologici sia solo una questione di volontà ci ho da poco scritto un post.

Ricapitolando: “Volere è potere”, “L’importante è crederci” o, peggio, “Se non ce la fai vuol dire che non ti impegni abbastanza” sono discorsi che non sempre aiutano; spesso restano lettera morta e a volte sono anche pericolosi, perché rischiano di colpevolizzare una persona anziché stimolarla.

Proprio adesso mi capita sottomano questo articolo del sito francese “Psychologies” che riprende esattamente questo concetto. E per rendere il tutto ancor più chiaro ci aggiungiamo un illuminante video, tratto da “Sex And The City”, che descrive perfettamente il rischio del “Basta volerlo”.

 

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“Uno sculaccione ogni tanto ci vuole”. Sicuro?

5 aprile 2019

Chi come me è stato bambino negli anni Settanta si ricorderà che in TV passava un telefilm americano – non usava ancora parlare di “serie TV” – che si chiamava “Tre nipoti e un maggiordomo” (titolo originale “Family Affair”).

Fonte: Wikimedia Commons

Ambientato a Manhattan, “Tre nipoti e un maggiordomo” racconta della vita quotidiana di un ingegnere single, dei suoi tre nipoti (una adolescente più un maschio e una femmina, gemelli, di 6-7 anni) venuti a vivere con lui alla morte dei genitori e, per l’appunto, del maggiordomo che si occupa della casa.

“Se mi vuoi bene sculacciami”

Uno di questi episodi si intitolava “Se mi vuoi bene sculacciami” (stagione 1, episodio 12). Jody, il gemello maschio, vede un amichetto venire sculacciato dal padre perché ha combinato un piccolo guaio. Rimane sbalordito dal momento che lo zio non ha mai alzato le mani su di lui o sulle sorelle. L’amico gli spiega che il padre lo ha fatto perché gli vuole bene. Jody allora si chiede come mai lo zio, che dice di amare moltissimo i suoi tre nipoti, non li abbia mai sculacciati: forse in realtà lo zio non li ama poi così tanto?

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